Commentavamo con Paola una “lezione” che Marco Travaglio aveva tenuto in una qualche università e che Youtube ci rimandava. I nostri commenti erano nel merito della lezione ed esulavano dalla “forma”. A me Travaglio piace quando racconta e circostanzia i fatti ed i misfatti della nostra politica. Mi piace meno quando lascia cadere le sue battutine sarcastiche. Come comico non è il massimo e un po’ mi infastidisce. E’ questione di gusti. Ma il suo lavoro di informazione è assolutamente prezioso.
Dai misfatti della “politica” siamo andati a parlare dei misfatti della amministrazione. E’ un discorso lungo, ma nell’analizzare le dificoltà della Pubblica Amministrazione notavamo come esita un processo di “distruzione” della certezza del diritto che non esisteva ai nostri tempi, quando entrambi lavoravamo nella PA.
Raccontavo a Paola come, lavorando su un articolo relativo alla certificazione energetica degli edifici, avevo “scoperto” che le nostre leggi in materia, prima ancora di entrare in vigore, erano già cambiate almeno quattro volte e che facevo fatica a seguire il percorso “logico” della norma. Ma l’unica spiegazione che potevo formulare come plausibile era il ricorso a quella “astuzia della ragione” di hegeliana memoria, che sfugge alla “ragione” della storia.
Per farla breve io penso che esista una “volontà” non tanto personale, quanto piuttosto collettiva di una parte considerevole degli italiani che vuole distruggere una qualsiasi forma di ordinamento giuridico amministrativo. E’ quella che si potrebbe individuare in un interesse di classe che esprime una totale insofferenza per le leggi e le regole. E’ l’espressione di una borghesia non certo avanzata, ma anzi retriva e decisamente egoista che preferisce “rischiara” forse anche inconsapevolmente, di far cadere i palazzi pur di guadagnare di più. E’ una classe imprenditoriale che rivendica il proprio guadagno oltre e sopra ad ogni etica, ma dove l’unica etica riconosciuta è quella del massimo profitto. In questa logica folle e dissennata, non potendo abrogare con un colpo di mano tutte le leggi che in un qualche modo creano dei vincoli, la scelta intrapresa sembra andare giusto nella posizione contraria: facciamo tante e tali norme che alla fine nessuno potrà mai applicare alcunchè. I forti potranno eludere tutte le leggi, i deboli resteranno impigliati dentro una ragnatele di norme e leggi e non si muoveranno più.
Ma il succo di questa storia è che Paola mi dice: ma perchè non racconti come stanno veramente le cose rispetto a questa tecnica del caos giuridico?. Rispondo: perchè queste sono storie pesanti, che stufano subito e che lasciano solo l’amaro in bocca. E lei di rimando: secondo me devi farlo! Non è solo lo scandalo della politica , ma è una insidia più pesante e sottile: è un diritto caotico dove in modo nascosto e subdolo si creano e si gestiscono interessi particolari e si rende assolutamente attuale un sistema di prevaricazione dove una casta di pochi può agire senza regole mentre i più resteranno intrappolati dentro leggi inattuabili.
Ecco. A me resta sempre la sfiga di fare il lavoro sporco. Poi, diciamocelo, non tutto funziona sempre allo stesso modo. Per esempio esistono anche leggi buone e ben fatte. E allora? e allora ci pensa chi deve applicare le leggi ad impedire che si compia un processo virtuoso. In questo caso il sistema degli interessi, ossia quella specie di imprenditoria d’assalto che costruisce con sabbia di mare o che scarica i suoi rifiuti nelle falde acquifere, agisce per altri versi e crea i presupposto della confusione.
Ecco, ora potrei sembrare un poco tanto paranoico. Va bene, lascio perdere … Parliamo di fatti.
IL comune di Noale sta predisponendo il proprio PAT. di cosa si tratta?
proviamo ad andare con ordine. LA legge regionale del Veneto n 11 del 2004 individua il Pat all art 13. Ne riporto l’inizio e mi fermo subito alla prima voce:
Art. 13 – Contenuti del Piano di assetto del territorio (PAT).
a) verifica ed acquisisce i dati e le informazioni necessari alla costituzione del quadro conoscitivo territoriale comunale;“
“5. Al fine dell’adozione del PTRC, del PTCP, del PAT e del PATI, l’ente territoriale competente elabora un documento preliminare che contiene in particolare:
a) gli obiettivi generali che s’intendono perseguire con il piano e le scelte strategiche di assetto del territorio anche in relazione alle previsioni degli strumenti di pianificazione di livello sovraordinato;
b) le indicazioni per lo sviluppo sostenibile e durevole del territorio.”
La seconda cosa che deve fare la pubblica amministrazione è quella di scegliere chi farà tecncicamente questa programmazione.
Dunque riassumento: 1)la legge urbanistica del veneto è stata modificata e la programmazione del territorio la si deve farsi seguendo le nuove regole
2) il comune di Noale deve adottare i nuovi strumenti e a tale scopo ha individuato il soggetto che procederà alla redazione tecnica degli strumenti
3) il comune di Noale deve avere fatto un documento preliminare che individua gli obiettivi che intende perseguire nella nuova programmazione teritoriale
4) deve esistere un documento , sempre individuato dall’art. 13 , che sia una
“relazione tecnica che espone gli esiti delle analisi e delle verifiche territoriali necessarie per la valutazione di sostenibilità ambientale e territoriale;”
in pratica non sappiamo ancora cosa sia un PAT ma possiamo cominciare a sfogliare ben due documenti. Uno fatto dall’Amministrazione comunale che individua gli obiettivi e l’ altro redatto da un professionista che fa il punto sulla situazione del territorio.
Chi avesse voglia potrà trovare ampia documentazione al sito del comune di Noale in particolare
edhttp://www.comune.noale.ve.it/_documenti/view_ufficio.php?id=28
nella prossima puntata io prendo in considerazione il documento di indirizzo.
a presto
Etichette: noale, pat, programmazione territoriale
1 novembre 2010 alle 06:56 |
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