traggo lo spunto dal video di Andrea Causin, candidato a segretario regionale del PD veneto per conto della mozione che fa capo a Franceschini, per provare a dire la mia sulle multiutility. Non ho alcun intento polemico e forse il sarcasmo che ogni tanto farà capolino dai miei scritti su questo tema non ha alcun riferimento alle nostre vicende congressuali… o no?
Andrea Causin mi sembra dia come elemento strategico la “fusione” delle varie società pubbliche che gestiscono acqua, rifiuti, un po’ di questo e un po’ di quello, dentro un contenitore più grande così come individua nella riorganizzaizone delle usl e delle società delle autostrade un mezzo per ridurre i costi della politica.
M i pare n tema molto interessante perchè ha profonde implicazioni sul territorio.
Quello che è strano e che un po’ desta perplessità è che da qualsiasi parte si guardi a queste società pubbliche ci si trovi di fronte a problemi più “grandi” di noi e per certi versi incomprensibili.
riporto una frase presa un po a caso dalla cronaca:
«Mi sono stufato e non ne parlo più perché di là stanno facendo un’aggregazione Piemonte-Emilia Romagna-Liguria, Milano si è già aggregata e qui i nostri, da veri nani, da Trieste fino a Verona, pensano solo alla poltroncina personale e a fesserie come il con-cambio. Insomma inventano scuse per mantenere la posizione di privilegio».
Chi è l’ oscuro personaggio che si scaglia contro la frantumazione delle nostre multiutility e che vede per il veneto una grande aggregazione che spazzi via i nani e gli interessi di poltrona di pochi?
E’ nientepopòdimenoche Giancarlo Galan in persona! C’è una unità di visione: tutti concordi per una grande multiutility!
E allora ?
Allora, secondo me, dietro questa storia delle società che gestiscono i servizi pubblici quali l’acqua, il gas, la raccolta rifiuti e quant’altro ,si nasconde uno dei meccanismi di truffa peggiori che esistano. Ma è una truffa furba, trasversale, “politica”. Dentro queste società, dietro a queste società, si cela un potere vero a volte anche amministrato in modo corretto, ma altre volte in modo corrotto. Sarebbe interessante provare a capire come funzionano.
Io ne so abbastanza poco, ma quel poco che so mi continua a tornare fuori come dubbio. E’ possibile che tutto sia così complicato? E perchè un esponente dell’opposizione dice esattamente quello che dice il Governatore del Veneto? e perchè questa unità di intenti non si traduce in atti?
Ma dove sono andato ad infilarmi!
Dunque proviamo a seguire la storia per quello che posso ricostruire.
Quando sono venuto ad abitare a Noale, circa 30 anni fa, conobbi un vecchio di oltre 80 che mi “iniziò” alla cura dell’orto. Quando si trattava di inaffiare i fagioli l
ui raccoglieva a secchiate l’acqua del fosso e l’utilizzava tranquillamente… I no, diffidavo di quell’acqua .. Certo, mi disse lui hai ragione, ma una volta noi quest’acqua la bevevamo (alla faccia della leptospirosi!)… cioè, circa un secolo fa, si beveva additittura l’acqua di superficie, Scavando pochi metri, nel nostro comune si arrivava tranquillamente alla prima falda di acque che se le bevi oggi rischi di brutto, ma che una volta erano tranquillamente potabili.
Il sistema fognario era, poi molto semplice…. una grande buca non troppo lontana da casa ma posizionata possibilimente sottovento, un piccolo casotto in legno e via, il cesso era fatto…. Qualche anno fa era ancora possibile impattersi in questi casotti dal profumo un po’ particolare..
Nno c’erano le multiutility.
In alcune città, però, l’approviginamento dell’acqua non era così semplice. Basti pensare a Venezia, ai suoi pozzi/cisterna riempiti a forza di braccia che trasportavano in città l’acqua del Brenta, alle sue pestilenze…
Poi già a partire da fine ottocento era entrata nella testa della gente l’idea delle case sane, del bagno in casa, dell’acqua corrente…. della fognatura… era inziata l’era moderna! le leggi sulla sanità…A questo punto si doveva risolvere il problema su chi doveva trasportare l’acqua, o su chi doveva costruire le fognatura .
i rifiuti prodotti erano proprio pochi e finivano il discariche che erano praticamente le antenate delle nostre discariche ma erano ache infinitamente più piccole.
Che addetto alla gestione dell’acqua fosse l’ente pubblico per eccellenza era abbastanza consequenziale… l’acqua era ancora res pubblica, o addirittura res nullius…. In altre parti l’acqua era di chi aveva le fonti, esistono ancora gestori privati eredi di quegli antichi proprietari delle fonti…. un tempo il diritto di proprietà si estendeva al sottosuolo … in proiezione fino al centro della terra… che addetto alla racolta dei rifiuti fosse ancora l’ente comune era anche questo implicito
Diciamo che il comune era il titoloare dell’acqua pubblica e difatti spettava al Comune fare la fontana pubblica dove tutti potevano accedere dissetarsi, lavarsi , ecc. Il sindaco era anche l’autorità sanitaria per eccellenza ed era suo compito garantire la salute pubblica, da qua la compatenza ai rifiuti, alla fogna, alla salute degli alimenti.
un mondo di molto semplificato rispetto ad oggi.
Già però all’inizi del 900 la questione “gestione” acqua si complica. IL tema dei rifiuti e della fognature assurge a tema centrale della vita cittadina.
il testo unico della legge comunale e provinciale prevede che il Sindaco si possa dotare una una forma nuova di organizzazione che è l’azienda municipalizzata… una sorta di organizzazione che fa comunque capo al comune, ma che dovrebbe essere costruita con lo stesso criterio con cui si costruisce una azienda.
E qua inizia la vera storia di cui stiamo parlando.
portare a casa della gente l’acqua implica almeno due attività distinte: la prima è quella di realizzare e mantenere la rete di tubazioni che arrivi dentro ogni casa , l’altra è quella di gestire i rapporti con gli utenti… tipo mettere il contatore, leggerlo, fare la bolletta riscuotere i pagamenti…. così per l’acqua, così per le immondizie, così per la fognatura…
E qui ogni comune si scatena. C’è quello che fa una municipalizzata, quello che ne fa due e quello che ne fa tre. C’è quello che non fa neanche niente. E poi c’è quello che fa la municipalizzata per gestire i rapporti con gli utenti ma si tiene per sè la realizzazione della rete di tubi, quello che invece fa il contrario. Insomma ognuno risolve a suo modo.
Introduciamo un ulteriore variante: il consorzio. Nella nostra storia esisitono i consorzi obbligatori e queli volontari.
Sulla gestione dei servizi, specie quelli idrici, si formano consorzi volontari, A questi aderisce un comune sì, un altro no. Insomma è un caos.
Questa situazione dura fino al 1990.
alla prossima puntata